sabato 2 febbraio 2013

STOP ALLA EDIL BIANCHI EX LUCCHINI ARTONI DALLA PROVINCIA DI MILANO


Semaforo rosso da Milano Forni bloccati all’ex Lucchini

Senza volture la Edil Bianchi non può produrre bitume. Il portavoce Paolo Vanoli: «Per ora siamo soddisfatti ma la situazione va risolta»
di Patrizia Tossi
Paolo Vanoli, alla guida del comitato che denuncia gli abusi edilizi (Newpres)
Paolo Vanoli, alla guida del comitato che denuncia gli abusi edilizi (Newpres)
Segrate, 2 febbraio 2013 - Forni bloccati nello stabilimento di via Tiepolo, la nuova società Edil Bianchi non potrà riavviare la produzione di bitume della Lucchini e Artoni. Lo ha ribadito la Commissione ambiente di Palazzo Isimbardi, che nei giorni scorsi si è riunita per fare il punto della situazione. A tenere alta la bandiera dei residenti è stato Paolo Vanoli, ascoltato in audizione come portavoce del fronte popolare.
Una battaglia, quella aperta da Vanoli, che è riuscita a fermare la voltura delle autorizzazioni ambientali necessarie per le emissioni di fumi in atmosfera dalla Lucchini, un’azienda ormai in liquidazione, a favore della Edil Bianchi e di una nuova società di Pioltello. Il Comune ha bloccato la voltura e la Provincia ha sospeso il procedimento per concedere le nuove autorizzazioni.
«Nello stabilimento è tutto fermo - afferma Paolo Vanoli del Comitato Cittadini e Non Sudditi -, senza le nuove autorizzazioni le società che sono subentrate alla Lucchini non possono ricominciare a produrre bitume. Siamo soddisfatti di questo risultato, però la situazione non deve trascinarsi troppo alla lunga». Per il momento, la Provincia non sembra intenzionata a rilasciare il rinnovo dell’Aia, l’autorizzazione necessaria per riaccendere i forni di via Tiepolo.
Lo scorso ottobre, infatti, la Provincia ha scritto una nota in cui si ribadiva che «nessuna attività potrà essere svolta da altre aziende subentranti alla Lucchini». In quella comunicazione si riaffermava, comunque, che l’autorizzazione ambientale non è sufficiente ad esercitare attività senza le autorizzazioni previste dal regolamento comunale.
Bloccate anche quelle da parte dell’amministrazione comunale di Segrate. «Sulla vicenda della Lucchini Artoni di Segrate è fondamentale mantenere gli impegni presi - dice il capogruppo dell’Idv in Provincia, Luca Gandolfi-. Ci sono ancora delle indagini in corso. Dagli accertamenti sono emerse violazioni, da parte della Lucchini, alla normativa ambientale per gestione illecita di discarica di rifiuti che hanno portato al sequestro dell’area. Sequestro ancora in atto dalla Magistratura che non ha permesso di fatto ad oggi ancora la bonifica».

venerdì 1 febbraio 2013

SALVIAMO IL SAN RAFFAELE E I SUOI LAVORATORI

http://www.avaaz.org/it/petition/SALVIAMO/?clbGNdb




SALVIAMO L'OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO

La petizione è in attesa di approvazione dalla comunità di Avaaz
SALVIAMO L'OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO
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Perché è importante

SALVIAMO L'OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO ED I SUOI LAVORATORI SUI QUALI GRAVA LA MINACCIA DEI LICENZIAMENTI VOLUTI DALLA NUOVA PROPRIETA' ROTELLI, L'OSPEDALE E' UN ECCELLENZA A LIVELLO NAZIONALE E NEL MONDO. L'OSPEDALE E' MINACCIATO DALLO SFACELO E DALLA DISGREGAZIONE ANCHE DELLA SUA UNIVERSITA' VITA-SALUTE SAN RAFFAELE

INCONTRO PUBBLICO A PIOLTELLO.

“BENVENUTA SINISTRA"
LA PROTESTA DI LEONARDO E NICOLA CONTINUERA'
NONOSTANTE IL SINDACO ALESSANDRINI E L'ASSESSORE
GRIONI FACCIANO ORECCHIE DA MERCANTE.
IN FONDO PROTESTANO PER AVERE I LORO DIRITTI
CIOE' UNA VITA INDIPENDENTE E NON PRIVILEGI.
NOI DI SEL SEGRATE SOSTERREMO LA LORO PROTESTA.







articoli tratti da segrate oggi e infolio del 30 gennaio 2013

A SEGRATE DOPO UNA SEGNALAZIONE,E UN NOSTRO ARTICOLO VENNE SEQUESTRATA L'AREA EX DOGANA


Rifiuti e discariche abusive: in un anno 500mila euro di multe

La polizia provinciale ha svolto 1.300 controlli ambientali, riscontrato 163 violazioni amministrative e denunciato 70 persone
DISCARICA ABUSIVA
DISCARICA ABUSIVA
Milano, 31 gennaio 2013 - Poco più di cento uomini, ma che riescono ugualmente a incidere sul fronte dei controlli contro i reati ambientali. E' il corpo di polizia provinciale, la cui peculiarità è il controllo ambientale per evitare lo smaltimento errato e dannoso di rifiuti speciali. Nel 2012 sono stati oltre 1.300 i controlli di polizia ambientale, 163 violazioni amministrative accertate per un importo di quasi 500mila euroDenunciate più di 70 persone all'Autorità giudiziaria, sequestrati quasi 72mila metri quadrati di aree.

Tra le operazioni più importanti registrate lo scorso anno, il sequestro di un'area di 650 metri quadrati di proprietà del Comune di Milano, in via Delfico; quello riguardante un vasto sito di smaltimento illecito a Segrate e molteplici aree sottoposte a tutela nel Parco Agricolo Sud Milano (Zelo Surrigone e San Zenone sul Lambro). E ancora, Sesto San Giovanni, Baranzate e Gaggiano. In totale, sono stati messi sotto sequestro 15 mezzi pesanti, tra cui autocarri e trattori stradali, per un valore complessivo di oltre un milione di euro, utilizzati per spostare illecitamente tali rifiuti.
"Siamo convinti che il costo sociale di un mancato intervento possa risultare, nel medio-periodo, devastante per un'area fortemente industrializzata come il Milanese - ha detto il presidente della Provincia Guido Podestà -. In tal senso, abbiamo siglato un accordo con Arpa Lombardia con lo scopo di verificare la qualità dei materiali utilizzati, impedendo eventuali smaltimenti abusivi. Ringrazio, dunque, la Polizia provinciale e i funzionari che, sotto la guida dell'assessore Bolognini, hanno ottenuto importanti risultati", .

INCONTRO PUBBLICO A PESCHIERA BORROMEO


RIMBORSI, NULLA DA NASCONDERE

Nulla da nascondere

comunicato stampa
RIMBORSI GRUPPI; CREMONESI, CAVALLI (SEL) “CONSAPEVOLI DI AVER AGITO NEL PIENO RISPETTO DELLA LEGGE E DELL’ETICA PUBBLICA. SE VENISSE MOSTRATO IL CONTRARIO CI RITIREREMO A VITA PRIVATA” DICHIARAZIONI DI CHIARA CREMONESI E GIULIO CAVALLI CONSIGLIERI REGIONALI SEL LOMBARDIA


“Siamo fiduciosi nella giustizia e nel lavoro svolto dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e ci rendiamo sin da ora disponibili a una totale collaborazione per rendere il più veloce possibile l’accertamento dei fatti, nella piena consapevolezza di aver utilizzato i fondi pubblici assegnatici secondo quanto previsto dalla legge e nello svolgimento del nostro mandato.” Chiara Cremonesi e Giulio Cavalli affidano a una nota congiunta il commento all’avviso a comparire notificato oggi al capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà


“Ci è stato contestato sostanzialmente l’intero bilancio del gruppo consiliare” continuano i due consiglieri “dagli abbonamenti al Corriere della Sera, la Repubblica e Radio Popolare – in uso presso il nostro ufficio stampa – al materiale di consumo quali carta, penne e cartucce per stampanti – in uso presso gli uffici del gruppo – passando per il materiale divulgativo della nostra attività consiliare o delle disfunzioni regionali e i rimborsi per vitto o trasporti ai nostri collaboratori volontari.”


“Nella consapevolezza di aver agito nel pieno rispetto dell’etica pubblica e della buona gestione dei rapporti di lavoro con i nostri collaboratori” concludono Cavalli e Cremonesi “rendiamo sin da ora disponibili le nostre dimissioni in caso venisse dimostrato il contrario.”

LOMBARDIA / Per una regione de-carbonizzata

Pietro

MEZZI

Politicamente sostenibile

Elezioni Regionali Lombardia, 24-25 febbraio 2013




di Giorgio Schultze, architetto, esperto di progettazione energetica
In materia di energia la Lombardia deve diventare la regione con più capacità di innovazione e di coraggio politico. La Lombardia non può essere al traino dell’Italia: occorre agire per rendere la nostra una regione all’avanguardia, una regione nella quale gli obiettivi europei “30-20-20″ (1) si declinino in modo più spinto e deciso. Qui, più che altrove, serve puntare con coraggio alla riduzione dei consumi energetici, che deve diventare il centro delle politiche energetiche dei differenti settori di attività (industria, mobilità, territorio….). Il messaggio che dobbiamo lanciare è fatto di scelte che dovranno avere il coraggio di alzare gli standard di efficienza in tutti i settori di consumo finali. Così facendo si potrà ottenere un maggior ricorso alle fonti energetiche rinnovabili e una riduzione del fonti energetiche da combustibili fossili. L’obiettivo della Lombardia sempre più de-carbonizzata dovrà vedere in prima fila le istituzioni, le imprese e i cittadini.
Per superare gli obiettivi nazionali occorre puntare a un’azione congiunta in campo normativo, amministrativo, pianificatorio e di incentivi. La Lombardia deve anticipare l’obbligo europeo di “energia quasi zero” per tutti gli edifici di nuova costruzione (2), mentre le ristrutturazioni edilizie dovranno avvenire a basso consumo energetico.
Alla Lombardia serve un Piano energetico regionale, che punti alla riqualificazione energetica dell’intero patrimonio edilizio lombardo, alla riduzione dei consumi energetici nel settore industriale (audit energetici, riqualificazione dei processi produttivi e recupero dell’energia termica dispersa), alla riduzione dei consumi nel settore dei trasporti (occorre puntare alla mobilità sostenibile per ridurre i consumi di energia), alla pianificazione sostenibile del territorio (la nuova pianificazione territoriale dovrà inglobare gli obiettivi di sostenibilità energetica: i piani territoriali provinciali, i piani di governo del territorio e i piani integrati devono diventare strumenti concorrenti all’obiettivo lombardo del “30-20-20″) e allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili (che dovrà essere armonioso e compatibile con le vocazioni dei territori, per creare filiere corte sulle biomasse, installare il fotovoltaico al servizio di consumi energetici civili e industriali, rendere il solare termico diffuso e semplice da installare, attuare un piano di sfruttamento della geotermia a bassa entalpia associata a pompe di calore).
Con queste premesse sarà possibile costruire la Green economy lombarda in campo energetico e posizionare il sistema imprenditoriale lombardo verso le eccellenze tecnologiche europee.
(1) a livello europeo si prevede di ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 (da qui il “30-20-20″) e non  più solo del 20%.; (2) la direttiva 2010/31/Ce prevede di arrivarci entro il 2020.
Pietro Mezzi
La crisi economico-energetica-industriale del nostro Paese e in particolare della Lombardia, impone un ripensamento strutturale del ruolo del risparmio energetico e delle fonti energetiche rinnovabili nel processo di sviluppo e miglioramento della qualità della vita regionale e nazionale.
Ciò non solo come risposta alla crisi ambientale o come risposta contingente ed episodica di sostegno a questa o a quella tecnologia, ma come motore dello sviluppo, di nuove “filiere produttive”, capace di creare nuove opportunità di lavoro, nuove professioni, incentivando la ricerca e lo sviluppo nelle università e nell’industria, rinvigorendo il ruolo degli artigiani e della piccola media industria diffusa e radicata sul territorio.
La Regione Lombardia se avesse il coraggio di lanciare un progetto di lungo periodo con un’orizzonte temporale al 2050, con due tappe al 2020 e al 2030, potrebbe eguagliare e superare le regioni di eccellenza come il Trentino-Alto Adige e le regione di Friburgo e Berlino, in Germania.
Tre parole possono costituire l’asse portante delle linee strategiche: 1) riqualificazione dell’esistente; 2) innovazione tecnologica lungo tutta la filiera; 3) condivisione dei processi, attivando cittadini, enti locali, in particolare i Comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci e che hanno redatto il PAES (più di 700 comuni della Lombardia), e soggetti economici privati come le ESCo, in un quadro normativo e del ruolo istituzionale chiaro.
La riqualificazione edilizia e le costruzioni in classe “A” e “A+” presuppongono innovazione tecnologica e contrattuale, condivisione e coinvolgimento di operatori privati in un quadro chiaro di normative e procedure pubbliche (1).
Se gli edifici della Lombardia fossero portati in classe “C”, ciò comporterebbe un risparmio economico di circa 1 miliardo di € all’anno sulla bolletta energetica delle famiglie, con una riduzione di 400-500 € sull’attuale “bolletta energetica famigliare” (basti ricordare che nelle case di Friburgo la bolletta nelle case energy saving o passive house è di 10 € al mese. Bollette che includono riscaldamento, raffrescamento, luce, energia elettrice, anche per i fornelli ad induzione).
Sui condomini, tipologia molto diffusa nel nostro Paese, è dimostrato che i margini di risparmio energetico vanno dal 30 ad oltre il 50% dell’energia consumata, con tempi di ritorno degli investimenti che potrebbero variare da 3 a 15 anni, secondo la tipologia degli interventi (la sostituzione di una caldaia si ripaga in pochi anni, la coibentazione dei muri perimetrali o dei sottotetti si ripaga in 10-12 anni, la sostituzione dei vetri semplici con doppi vetri in 14-15 anni).
Queste azioni metterebbero in moto uno straordinario movimento nell’industria edile, oggi completamente paralizzata, e del relativo indotto (infissi, impianti termici, elettrici, idraulici, sistemi di controllo remoto…) e comporterebbero l’introduzione e la selezione dei migliori materiali per costruzione. La curva dei costi avrebbe un abbattimento legato all’economia di scala (il costo ad esempio degli infissi a doppi vetri con trasmittanze inferiori a 1,8 W/m2 °K, a Bolzano, dove ormai il mercato della classe “A+” è il più diffuso, è passato da 500 €/m2 a 250 €/m2) e si creerebbero vere e proprie “associazioni d’impresa”, per sviluppare economie di scopo con progettazione integrata.
Ma al di là delle sensibilità ambientali, dei potenziali risparmi, della conoscenza degli obblighi e delle opportunità offerte della normativa, in questo contesto di scarsità economica generalizzata chi pagherebbe questa riqualificazione?
Ormai da anni, anche nel nostro Paese, agiscono imprese, le Energy Service Company (ESCo), disponibili a farsi carico del volume complessivo d’investimento di riqualificazione, a gestire gli impianti, a fornire il combustibile necessario, a patto che venga lasciata loro, per un numero di anni congruo, tutto o la gran parte del “guadagno” derivante dal risparmio ottenuto annualmente. In particolare, con l’introduzione dei contratti di rendimento energetico con garanzia di risultato o, secondo la terminologia anglosassone, degli Energy Performance Contract (EPC), si è potuto formalizzare l’incrocio d’interessi tra chi vuole risparmiare e chi può investire. L’equilibrio ottimale si ottiene quando i risparmi economici ottenuti, sono in grado di coprire gli investimenti effettuati, in un arco di tempo inferiore la vita utile delle misure di risparmio realizzate. Nel caso in cui il programma contrattuale preveda la realizzazione di opere particolarmente rilevanti (cappotto, sostituzione infissi…) il contratto può, infatti, protrarsi per oltre 10 anni. In sostanza, sarà il risparmio energetico ottenuto annualmente a “pagare”, l’impresa che ha effettuato gli investimenti di riqualificazione, in una sorta di meccanismo virtuoso: meglio riqualifico, più risparmio, più guadagno, con costo zero per le famiglie e gli utenti finali.
Un patrimonio edilizio pubblico obsoleto – La maggior parte di edifici pubblici (scuole, asili, ospedali) risale al trentennio 1950-1970. Oltre l’80% fu costruito e ricostruito senza alcun riferimento ad una normativa di risparmio energetico. Vi sono scuole in cui sono stati misurati tra 200 e 350 kWh/m2 anno! Basti pensare che la scala di classificazione della certificazione energetica degli edifici in Lombardia, va dalla classe “A+”, che equivale a meno di 14 kWh/m2 anno, alla classe “G”, la peggiore, superiore a 175 kWh/m2 anno. L’ 80% ricade in classe “G”, semplicemente perché non vi sono altre lettere da assegnare. Scuole con impianti mal bilanciati dove gli alunni dell’ala nord hanno meno di 16° in classe e quelli esposti a sud 24°, con le finestre aperte; mal sezionati, dove per tenere accesa la palestra per le attività serali si deve riscaldare tutta la scuola vuota; con impianti vecchi, obsoleti, alcuni funzionanti fino a poco tempo fa “a carbone” e olio combustibile; con rendimenti al di sotto del 60%, quando vi sono ormai caldaie a gas a condensazione con un rendimento superiore al 100%.
E gli edifici privati non stanno meglio – E’ significativo che dell’oltre un milione di edifici privati certificati in Lombardia, oltre il 51% è in classe “G” con una media 284 kWh/m2 anno, oltre l’85% non supera la classe “E” e la media degli edifici esistenti è rimasta ad oltre 200 kWh/m2 anno. Questo tradotto in economia significa che in un appartamento civile, di 100 m2, degli anni ’70, una famiglia può arrivare a spendere per il solo riscaldamento 1.500-2.000 € all’anno. Significa che il margine operativo, il vero lavoro, nei prossimi 8-10 anni, sarà la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.
“Zero emission” – La sfida del prossimo decennio, sarà la costruzione, in classe, “A”, “A+”, o meglio “zero emission”. Non solo perché la legge lo impone, ma perché il mercato immobiliare sta radicalmente cambiando. Sta cambiando da quando cioè è obbligatorio allegare il certificato energetico negli atti di compra-vendita e nei contratti di locazione, esplicitando il consumo specifico. Le persone, le famiglie, le imprese prima di acquistare un immobile, oltre al luogo, ai servizi, i trasporti, la metratura, guardano il consumo specifico e, a parità di condizioni, scelgono quello nelle classe energetica migliore o pretende che vengano eseguiti interventi di miglioramento dell’involucro o degli impianti. Questa opportunità e questa attenzione è stata posta sull’housing sociale, cioè su quelle case che dovranno coprire il futuro fabbisogno abitativo delle famiglie a reddito medio-basso, cioè l’80% della popolazione.
Housing sociale a Crema – Una di queste prime esperienze messe in moto nel 2009 dalla Fondazione Housing Sociale, emanazione della Fondazione Cariplo, nel Comune di Crema, si è oggi finalmente concretizzata. Si tratta di un condominio di 90 appartamenti, composto di due grandi blocchi residenziali e di un asilo-scuola materna per 180 bambini. L’obiettivo era duplice: raggiungere la classe “A+” (meno di 14 kWh/m2 anno), con sovra-costi non superiori al 10% rispetto ad una costruzione in classe “C” (58-87 kWh/m2 anno). Il risultato è stato davvero promettente: la Classe “A+” è stata raggiunta e superata, con 7 kWh/m2 anno per il blocco nord, 4 kWh/m2 anno per il blocco sud, la classe “B” per l’asilo-scuola materna. Un costo di costruzione contenuto entro 1.200 €/m2, poco meno del 10% di una costruzione in classe “C”. Il terreno offerto dal Comune ha risolto un grave problema abitativo e di servizi all’infanzia a costo “zero”. Ora, i 90 appartamenti per metà saranno venduti e per metà messi in affitto ad anziani, giovani coppie o famiglie in difficoltà economica. Il canone per l’energia non dovrebbe superare, tutto compreso (bolletta termica ed elettrica) 20 €/mese, cioé 250 €/anno.
Tutto questo in condizioni di mercato e senza contributi a fondo perduto o forme d’incentivo diretto o indiretto, salvo la cessione dei terreni da parte del Comune. L’aspetto interessante di questa iniziativa è stato il contagio. In questi ultimi tre anni, solo in Lombardia, sono state realizzate oltre 4.000 costruzioni di diversa natura e tipologia in classe “A”, di cui 550 in classe “A+”.
(1) Il quadro normativo è ormai completo ed estremamente articolato. Negli ultimi 10 anni si è potuta completare l’armonizzazione, “a cascata” tra il livello europeo, nazionale e regionale sia sull’EE – efficienza energetica (Dir. 2002/91/CE, Dir 2010/31/CE; D.lgs. 192/2005, D.lgs. 311/2006, DM 26/06/2009, DPR 56/2009, LR 2012/4) sia nello sviluppo delle FER – fonti energetiche rinnovabili (Dir. 2004/32/CE, Dir. 2006/32/CE, Dir. 2009/28/CE; D.lgs. 28/2011), sia nell’integrazione di questi obiettivi nei programmi di riduzione delle emissioni climalteranti (Europa 2020, Piano Efficienza Energetica 2011). Questi tre ambiti assieme alle leggi finanziarie e fiscali (detrazioni fiscali del 50%, Decreto Sviluppo-D.L., 22/06/2012, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26/06/2012) e provvedimenti di sostegno specifico (Conto Energia PV), costituiscono l’impalcatura entro cui è possibile avviare processi generalizzati di riqualificazione energetica.

LOMBARDIA STOP AL CONSUMO DEL SUOLO

LOMBARDIA / Fermare il consumo di suolo, rinnovare le città, tutelare il territorio

Aerial View of Highway Interchange
di Pietro Mezzi
Da alcuni anni, il tema del consumo di suolo, quello agricolo in particolare, si è imposto all’attenzione degli addetti ai lavori (urbanisti, ambientalisti, politici, amministratori pubblici) e dell’opinione pubblica più in generale. L’erosione delle aree agricole e, contemporaneamente, l’urbanizzazione costante dei centri abitati, medi e piccoli, ha creato un’attenzione diffusa ai riflessi determinati da questi fenomeni impetuosi. Il tema del contenimento e dell’arresto del consumo di suolo si è imposto anche come tema dell’agenda politica sia in ambito locale che nazionale.
Irrigation SprinklersAlcuni dati - In poco più di 50 anni, in Lombardia, si è registrato un aumento considerevole delle aree antropizzate (dati Ersaf 2009): si è passati infatti dal 4,2% della superficie totale regionale del 1954 al 14,1% del 2007. Contemporaneamente, le aree agricole si sono ridotte, sempre in valori percentuali, dal 55,4% del 1954 al 43,7% del 2007. Ciò ha voluto dire oltre 235.700 ettari in più di aree antropizzate rispetto alla superficie occupata al 1954 e, contemporaneamente, l’erosione di oltre 278.000 ettari di aree agricole rispetto al totale delle superfici, sempre al 1954.
Per quanto riguarda l’uso del suolo, nelle due province più urbanizzate della Lombardia (Milano e Monza Brianza) le aree antropizzate sono cresciute dal 13 (1954) al 42% (2007), mentre le aree agricole sono diminuite dall’80 al 49%, sempre nello stesso periodo.
La situazione nelle 12 province lombarde, nel periodo 1999-2007, vede una rapida e progressiva erosione di aree agricole: – 4,8% a Varese; – 4,3% a Como; – 2,9% a Sondrio; – 6,3% a Milano; – 5,4% a Bergamo; – 7,1% a Brescia; -2,4% a Pavia; – 1,5% a Cremona; – 2,8% a Mantova; – 9,9% a Lecco; -2,6% a Lodi; – 8,2% a Monza e Brianza. In Lombardia, nello stesso periodo, la riduzione delle aree agricole è stata del 3,4%. Sempre nelle 12 province, il tasso di urbanizzazione, tra il 1999 e il 2007, è stato il seguente: Varese (+5,5%); Como (+6,3%); Lecco (+8,6%); Sondrio (+12,2%); Milano (+10,5%); Monza e Brianza (+6,4%); Bergamo (+12,9%); Brescia (+14,2%); Pavia (+9,7%); Lodi (+15,6%); Cremona (+13,3%); Mantova (+21%). In Lombardia: +11,3%.
In nove anni, nella nostra Regione sono stati urbanizzati 34.163 ettari e si sono persi in maniera definitiva 43.275 ettari di superfici agricole (1).
Serve una legge regionale - Da questi dati è facile comprendere che occorre porre il tema del consumo di suolo all’interno della più ampia questione ambientale e procedere con urgenza a inserire nella legislazione regionale la prevenzione del consumo di suolo come caposaldo di una moderna legislazione ambientale. Serve una norma che tuteli il suolo, così come vengono salvaguardati altri beni comuni (l’aria e l’acqua), anche perché il consumo di suolo, a differenza di altri elementi, è irreversibile e non risponde a un ciclo naturale.
Gli effetti ambientali - Il consumo di suolo non solo modifica i rapporti tra spazi costruiti e spazi aperti e la percezione del paesaggio, ma altera gli equilibri ecosistemici del territorio. Ha effetti sul ciclo del carbonio, su quello dell’acqua, sul clima locale, sulla biodiversità, sugli equilibri agroambientali (2).
Suolo bene comune - Occorre progressivamente ridurre e azzerare il consumo di suolo della Lombardia, considerandolo come bene comune, una risorsa naturale e ambientale, scarsa e non rinnovabile. Si tratta di dar vita una battaglia non conservativa, ma profondamente innovativa, che parta dalle città e che si basi sul riuso dell’esistente e non sullo spreco di risorse. Occorre fermare il consumo di suolo per tornare a costruire le città come spazio di relazione, qualità, economia, coesione sociale, produzione culturale, attrattivo, energeticamente efficiente e sostenibile. Il perno della futura attività edilizia lombarda sarà basato quindi sulla riqualificazione urbanistica, la ristrutturazione dell’esistente, il riuso delle aree industriali e commerciali dismesse, la ridensificazione delle funzioni urbane nei nodi e lungo le linee di forza del trasporto pubblico collettivo (3).
E’ anche fondamentale istituire un centro di raccolta ed elaborazione dei dati sul consumo di suolo ai diversi livelli amministrativi: regione, province e comuni. Anche perché in assenza di dati certi e attendibili non è possibile condurre politiche ambientali coerenti agli obiettivi dichiarati e verificarne l’esito nel tempo.
Una nuova legge di governo del territorio - La legge 12 del 2005 per il governo del territorio non è stata in grado di contrastare il fenomeno dell’erosione continua del suolo lombardo; anzi, in buona parte dei casi, i Piani di governo del territorio hanno rappresentato la leva per pesanti e anacronistiche urbanizzazioni del territorio. Serve quindi una nuova legge regionale di governo del territorio per ridurre e azzerare il consumo di suolo lombardo, ponendo chiari obiettivi quantitativi; contrastare lo sprawl urbano; rafforzare i poteri delle Province lombarde e della futura città metropolitana milanese nella pianificazione di area vasta; introdurre la potestà decisionale alle maggioranze qualificate dei consigli comunali sulle decisioni irreversibili di pianificazione territoriale e ripristinare il ruolo del consiglio comunale anche in materia di pianificazione attuativa; introdurre la scadenza temporale dei diritti edificatori; rafforzare giuridicamente i parchi locali di interesse sovracomunale (Plis); azzerare il Piano casa.
OUTLET LOCATE IMMAGINEStop ai centri commerciali - Il territorio lombardo è disseminato di centri commerciali e di medie e grandi superfici di vendita, anch’esse consumatori di territorio. Nella nostra regione le politiche del commercio dovranno privilegiare quello di prossimità e di vicinato dei centri urbani, mentre per la grande distribuzione si propone una moratoria pluriennale autorizzativa, in attesa di una pianificazione delle medie e grandi superfici di vendita basata su un piano di settore veritiero, rapportato alle reali esigenze di mercato e dei relativi territori.
Meno cave, più territorio - L’attività estrattiva e il relativo piano di settore dovranno essere orientati alla puntuale quantificazione dei fabbisogni di escavazione, alla misurazione delle potenzialità esistenti, alla pianificazione attenta degli interventi, allo sviluppo della filiera del riciclo dei materiali da costruzione, alla minimizzazione degli impatti ambientali e territoriali, con norme che impongano il rispristino e il recupero ambientale dei siti, restituendo poteri a Province e Città metropolitana.
Aree protette da riformare - 
Serve varare una riforma (delle riforma) delle aree protette, mantenendo alcune novità della recente legge regionale, ma rafforzando alcuni istituti quali gli strumenti di pianificazione, restituendo poteri agli organi elettivi dei parchi quali espressione del territorio di riferimento, dando valore giuridico ai parchi locali di interesse sovracomunale (i Plis), costruendo, per le aree protette montane, un’Agenzia regionale dotata di autonomia finanziaria. Serve anche attuare progressivamente la rete ecologica regionale, a partire dal ripristino di condizioni naturali lungo le aste fluviali e torrentizie e dall’istituzione delle aree protette mancanti (quella del fiume Po).
di Pietro Mezzi - Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Provincia di Milano
(1) dati Legambiente e Centro di ricerca sui consumi di suolo.
(2) Sergio Brenna, “Effetti ambientali del consumo di suolo”; “Centro di ricerca sui consumi di suolo – Rapporto 2012″.
(3) IX Congresso di Legambiente Lombardia; ottobre 2011.