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giovedì 27 settembre 2012

COSA RESPIRIAMO,COSA CI NASCONDONO.UN VIDEO CHE CI DEVE FAR RIFLETTERE!!!!

A Taranto, la vita impossibile tra i veleni dell'Ilva - Video - Corriere  OGNI FAMIGLIA DEL RIONE TAMBURI C'È ALMENO UN MALATO CON QUI ABBIAMO IL DOPPIO DI IN

N OGNI FAMIGLIA DEL RIONE TAMBURI C'È ALMENO UN MALATO CON CARCINOMA. «QUI ABBIAMO IL DOPPIO DI INCIDENZA DI LEUCEMIE ACUTE NEI BAMBINI RISPETTO AL RESTO D'ITALIA» - DI ANTONIO CRISPINO

in ognCIDENZA DLEUCEMIE la vita impossibile  OGNI FAMIGLIA DEL RIONE TAMBURI C'È ALMENO UN MALATO CON CARCINOMA. «QUI ABBIAMO IL DOPPIO DI INCIDENZA DI LEUCEMIE ACUTE NEI BAMBINI RISPETTO AL RESTO D'ITALIA» - DI ANTONIO CRISPINO

LA VITA IMPOSSIBILE TRA I VELENI

DELL'ILVA.LA PIU'ALTA INCIDENZA

DI LEUCEMIE TRA I BAMBINI.

TUTELIAMO LA NOSTRA SALUTE.



TARANTO - Al rione Tamburi la gente preferisce non sapere. Ha paura di controllare la salute. Una volta su due gli accertamenti medici identificano un tumore, una leucemia, un polipo maligno allo stomaco. In ogni famiglia c'è almeno un malato con un carcinoma. In altri casi, come quello di Francesco Fanelli, il cancro l'ha praticamente cancellata la famiglia: madre, padre, nonni, i due fratelli, la prima moglie, uno zio, una zia...Quando è stato il turno della primogenita,di appena 11 anni, ammalata di leucemia mieloide, è scoppiato in lacrime. In 24 ore ha deciso di vendere tutto e scappare via dal rione. «Ho preferito accollarmi un mutuo di 100mila euro alla mia età piuttosto che vedere morire tutti davanti ai miei occhi impotenti» dice Fanelli. Ha fondato un'associazione. Si chiama 9 luglio 1960. E' il giorno in cui ai Tamburi hanno iniziato a costruire l'Ilva. Lo chiamano l'"anno zero", «il giorno in cui giardini, frutteti, ruscelli e una fresca aria curativa hanno lasciato il posto a questa grande industria». E' il ricordo di Ettore Toscano, attore e poeta tarantino che della trasformazione dei rione Tamburi ha impressa la violenza inferta al territorio. Prima, i bambini che soffrivano di asma o piccoli problemi respiratori li mandavano ai Tamburi per respirare aria fresca. Ora da qui si scappa. 
I VELENI NELL'ARIA E NELL'ACQUA - I veleni dell'Ilva si sono infiltrati in ogni casa, su ogni terreno, in ogni lembo d'acqua. «Già vent'anni fa prelevammo dei campioni di sedimento marino davanti agli scarichi dell'Ilva - racconta Fabio Matacchiera, attivista del Fondo Antidiossina Taranto Onlus -. Il responso clinico fu impietoso: si trattava di rifiuti tossico-nocivi». A distanza di 20 anni gli abbiamo chiesto di ripetere l'esperimento. Con un retino ha raschiato il fondale del mare ed è uscita un'acqua nera e densa come il petrolio, l'odore del mare cancellato da quello dell'olio. Un guanto di lattice usato per il travaso nei tester, si spacca a contatto la sostanza prelevata. I campioni sono poi stati inviati a un centro specializzato che si trova a Venezia. Quello che a noi sembrava petrolio in effetti era una miscela esplosiva di Pcb, idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. «Tra questi spicca la massiccia presenza di benzo(a)pirene - precisa Matacchiera -. E' un contaminante categoria 1 presente nella quantità di oltre 92mila microgrammi per chilo di peso secco. Il contatto con questo inquinante , per dare un'idea, equivale a fumare circa duemila sigarette in un anno».

LEUCEMIE ACUTE NEI BAMBINI - E' probabile che le abbia respirate il piccolo Lorenzo. A 3 mesi di vita gli hanno trovato un tumore alla testa di 5 centimetri. «Era più grande il tumore che la sua testolina» - racconta commosso il padre Mauro Zaratta, anche lui costretto ad andare via da Taranto. «Qui abbiamo il doppio di incidenza di leucemie acute nei bambini rispetto al resto d'Italia - afferma il primario di Ematologia all'ospedale S. Annunziata di Taranto -. Come si fa a non rendersene conto? Provo sconforto perché sono dieci anni che denuncio l'aumento di queste malattie ma l'unica risposta che mi è stata data negli anni dalla politica e dalle autorità è che sono un medico terrorista. Ora dovrebbero sapere che il 40% di questi bambini affetti da leucemie acute non ce la fanno a sopravvivere. Muoiono dopo qualche mese. E spesso si tratta di bambini che non hanno nemmeno un anno di vita». (O fabbrica o morte - Fine della seconda parte - Guarda la prima)


venerdì 17 agosto 2012

BASTA CON L' INQUINAMENTO INDUSTRIALE!!!



PENSIAMO DI PIU' ALLA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI,BASTA CON GLI SPORCHI INTERESSI SULLA LORO PELLE,ANCHE A SEGRATE MOBILITIAMOCI PER CHIEDERE CHE VENGA RISPETTATO L'ARTICOLO 32 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA, IL CITTADINO DEVE ESSERE TUTELATO SULLA SUA SALUTE. NON VOGLIAMO SUBIRE  LO STESSO DRAMMA DI QUESTO PADRE E DI TANTI ALTRI CHE STANNO SOFFRENDO NEL VEDERE I LORO CARI AMMALARSI DI CANCRO
DICIAMO BASTA AGLI SPORCHI INTERESSI DI PERSONE SENZA CUORE..


Venerdì 17 Agosto 2012 - 17:19
TARANTO - Sale sul palco con una grande foto del figlio di tre anni malato di tumore alcervello per dire che l'inquinamento industriale non deve più uccidere i bambini di Taranto. Il gesto di Mauro, militare tarantino 34enne, che da tre anni vive a Firenze per curare il suo bambino, emoziona le oltre duemila persone raccolte in piazza Immacolata a Taranto dove si tiene l'assemblea in favore della magistratura che ha sequestrato i reparti a caldo dell'Ilva. La foto del figlio, Lorenzo, magrissimo, ritratto con la testa bendata su un letto di un reparto di terapia intensiva con la mamma che lo coccola, coinvolge davvero tutti. Arriva subito al cuore e fa quasi piangere anche gli operai dell'Ilva che abbracciano il giovane padre che ha avuto il coraggio di mostrare a tutti il ritratto-choc del figlio e di raccontare la sua storia. «Lorenzo - sospira Mauro, militare di Marina - ha un tumore al cervello dalla nascita e ha perso la vista. Io spero che continui a vivere e sono qui perchè condivido la protesta della gente. Voglio però anche dire che i bambini della città devono poter vivere serenamente e in salute: bisogna fermare questo massacro».

LA FOTO CHOC Sul cartello nel quale espone la foto di Lorenzo, ha scritto: 'Mio figlio, 3 anni, cancro. A quanti ancora?!'. «All'epoca del concepimento e della nascita - sottolinea - mia moglie lavorava al rione Tamburi (il più vicino all'Ilva, ndr), anche se nessuno potrà mai dire che ci sia un nesso di causalità tra emissioni inquinanti e malattia». Mauro dice che la situazione prodotta dall'inquinamento industriale a Taranto è insostenibile e che anche se il figlio dovesse guarire non tornerà più a vivere nella sua città, dove si trovano tutti i suoi parenti e dove in questi giorni è in vacanza. Ha un figlio di quattro anni e mezzo che vuole proteggere. Mentre racconta la sua storia il piccolo Lorenzo è a Bari: sta facendo la chemioterapia per poter continuare a lottare contro il cancro. Dopo Mauro sale sul palco una donna che racconta la storia del marito morto di tumore, subito dopo parla un medico, il pediatra di base Grazia Parisi che cura anche i bambini del rione Tamburi, il più vicino all'Ilva. «Avrei voluto partecipare a questa assemblea - dice la dottoressa Parisi - con tante fascette nere legate al braccio per quanti sono i bambini che ho visto morire». Tra gli applausi della folla ricorda che qualche tempo fa il sindaco firmò un'ordinanza con la quale vietò ai bambini dei Tamburi di giocare tra le aiuole e li invitò a calpestare solo le zone pavimentate. «Invitarono noi pediatri di base - sottolinea - a dire alle mamme che dopo il gioco all'aria aperta i bimbi dovevano essere lavati». «Quell'ordinanza - denuncia - è stata revocata senza che la situazione fosse davvero cambiata». «Tutti - conclude sopraffatta dall'emozione - dovremmo legarci una fascetta nera ad un braccio per ogni caro che abbiamo perso». A poca distanza la ascolta Giuseppe Merico, primario di pediatria a Taranto, che annuisce facendo una smorfia di dolore. Anche lui di bimbi ne ha visti morire tanti ma ha poca voglia di parlare.