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martedì 29 gennaio 2013

BERLUSCONI E LA MEMORIA FERITA E OFFESA

Berlusconi rivaluta una dittatura (orribile come tutte le dittature) nel giorno in cui si ricordano le persone che anche di quella dittatura furono vittime.

LA MEMORIA FERITA"Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene". Non lo dice un vecchio nostalgico al quinto bicchierino di grappa, bensì l'ex Presidente del Consiglio e leader della coalizione di destra, Silvio Berlusconi. Lo dice nel giorno della memoria, in una giornata che dovrebbe essere dedicata al ricordo della Shoah e vedere tutti - al di là delle proprie appartenenze politiche - condividere il dolore e la speranza.

Berlusconi rivaluta una dittatura (orribile come tutte le dittature) nel giorno in cui si ricordano le persone che anche di quella dittatura furono vittime. "Le parole di Berlusconi - ha scritto Dario Franceschini - sono una vergogna e un insulto alla storia e alla memoria. Chieda oggi stesso scusa agli italiani". Impossibile non essere d'accordo con il presidente dei deputati del Pd.

Sul fascismo e sul nazismo il giudizio di condanna netta e senza appello appartiene a tutte le democrazie occidentali. E non c'è alcun paese democratico che accetti la volgarità della difesa di regimi condannati dalla Storia. Negli USA e nei paesi europei di lunga tradizione democratica, i politici possono dividersi su tutto ma mai e poi mai accetterebbero la difesa delle dittature, consapevoli che la forza di una democrazia risiede nel rispetto delle sue istituzioni e nel rifiuto di qualunque folle ideologia che nega la libertà.

Scrive Debora Serracchiani che è "semplicemente disgustoso che proprio nel Giorno della Memoria Berlusconi si metta a fare distinguo e a riabilitare l'opera del dittatore che ha trascinato l'Italia nella Seconda guerra mondiale". Disgustoso, è questo l'aggettivo più adatto per descrivere lo stato d'animo di milioni di italiane e italiani. Non proviamo neanche rabbia, solo disgusto.

Sarebbe bello se, in un sussulto di dignità, politici e cittadini di destra dicessero che chi dice cose come quelle dette da Berlusconi non rappresenta nessuno. Sarebbe il segno di un'Italia diversa, divisa nei progetti ma unita nei suo valori fondanti, coesa nel rispetto della Costituzione, affratellata dal ricordo delle vittime della dittatura e della violenza, orgogliosa della sua storia, fiera di credere nel valore della democrazia.

Quell'Italia che resiste al fascismo, che si oppone alle mafie, che ha nei fedeli servitori delle istituzioni i suoi punti più alti di sintesi. L'Italia di Francesco d'Assisi, di Leonardo da Vinci, di Dante Alighieri, di Antonio Gramsci, di Alcide De Gasperi, di Enrico Berlinguer, di Aldo Moro, di Giovanni Falcone, Nino Caponnetto, Paolo Borsellino; l'Italia delle tante donne e tanti uomini che quotidianamente offrono il loro lavoro per il bene comune; l'Italia dei deportati e delle vittime della Shoah.

Quell'Italia che appartiene a tutte e tutti e che proprio nella giornata della memoria, Berlusconi offende.


di Michele Sorice - 28 Gennaio 2013

domenica 27 gennaio 2013

27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA


Domenica 27 Gennaio 2013 07:25

ITALIA - 27 gennaio 2013 "Per non dimenticare mai". 


    ITALIA - 27 gennaio 2013  "Per non dimenticare mai".
Ogni anno e tutte le volte che è necessario bisogna testimoniare tutto quello che l’uomo non deve mai dimenticare. Oggi è il 27 gennaio 2013, il “Giorno della memoria 2013“. 68 anni fa il mondo scoprì la Shoah. Il 27 gennaio 1945 fu liberato il Campo di sterminio di Auschwitz e si scoprì l’orrore. Una realtà che nemmeno la fantasia più fervida poteva rappresentare. Il “Giorno della Memoria” rappresenta una ricorrenza che venne istituita nel mese di luglio del 2000 dal Parlamento italiano che ha aderito in tal modo alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio quale giornata in commemorazione delle vittime del fascismo e del nazismo, nonchè dell'Olocausto. “Giorno della Memoria”, dunque, commemora la “Shoah” ma nello stesso tempo vuole ricordare quanti, pur trovandosi in schieramenti diversi, ebbero il coraggio e la determinazione di opporsi a quel folle e disumano progetto di genocidio e non esitarono a proteggere in tutti i modi, in condizioni spesso disperate, i perseguitati, anche a rischio della propria vita.
“Shoah” è un termine ebraico che vuol dire “catastrofe”, “distruzione”, ed è ormai universalmente utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945, in particolar modo nel quadriennio finale, quando fu pianificato e rigorosamente attuato il progetto di totale e sistematica eliminazione della popolazione europea ebraica”.
Ricordare quelle vittime serve a mantenere viva la memoria delle loro esistenze e dell’assurdo motivo per cui furono troncate. Avere consapevolezza di quel passato, dare attento ascolto alle parole dei sopravvissuti, è diventato ormai un nostro preciso dovere, se vogliamo costruire il futuro come tempo dell’armonia e della solidarietà fra gli uomini, oltre ogni irragionevole ed insano pregiudizio di razza e di fede religiosa. E quando non ci saranno più testimoni che potranno raccontarci queste tristi storie, dobbiamo solo rafforzare la memoria rafforzando i valori universali della Pace, della fratellanza tra i popoli, della solidarietà, della ragione e del dialogo. Per scongiurare che mai più possano ripetersi simili tragedie, sono stati organizzati, in tutt’Italia, incontri, cerimonie e momenti comuni di rievocazione dei fatti e di riflessione (in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado), su quanto accadde allora agli ebrei nei campi di sterminio nonché ai deportati politici, minoranze etniche e militari italiani nei campi di concentramento nazisti. Eppure ancora oggi il Mondo è ancora martoriato da piccoli e grandi egoismi, da piccoli e grandi conflitti, molti dei quali, almeno una trentina del tutto dimenticati, dalle Nazioni così dette civili e dai mass media che coinvolgono in maniera solidale tutte le aree della Terra, dal Medioriente al nostro più vicino mediterraneo, dall’Africa all’America del Sud, dall’Asia all’Europa, uomini che uccidono uomini e i morti si contano a centinaia di migliaia.