venerdì 4 maggio 2012

BREBEMI-Riserva Invernizzi, secoli di storia ed emozioni cancellati in silenzio

CANCELLATA LA STORIA, IL PAESAGGIO E LE EMOZIONI
CON IL COLPEVOLE ASSENSO 
DEI PARTITI, DELLE ISTITUZIONI E DELLA STAMPA

La riserva naturale Invernizzi e in particolare il suo vialone alberato, ha rappresentato per molte generazioni, uno dei paesaggi storici, ambientali ed emozionali, fra i più rinomati e ammirati dell’hinterland est di Milano.

Quanti carretti nei secoli, si son recati a passeggiare in quel lungo viale alberato.
Quanti bambini portati in gita a dondolarsi fra le possenti catene che adornano le entrate, o ad ammirar quei leoni, che possenti, sembrano sian lì a salvaguardar il parco e il viale, da vandali e deturpatori.
Chissà quanti nonni, padri e figli, nell’album del loro matrimonio, hanno le foto scattate sotto quelle fronde, con alle spalle quell’immenso filare di tigli

Anche il mattino o la sera, a volte in coda, dopo una dura giornata di lavoro, fra quegli alberi l’attesa diventava meno opprimente, sopportabile quasi svaniva.
Svaniva la rabbia, la stanchezza e la mente e lo sguardo andavano lontano, quasi sognante, con la sensazione di ritrovarsi in un paesaggio antico e bellissimo, liberi nonostante la coda.

Ora quello che per secoli c’era non ci sarà più, sacrificato impunemente allo sviluppo di una mobilità sbagliata, cieca e ottusa, che passa sopra la nostra storia e le nostre emozioni, senza neanche il tentativo di preservarle, distruggendole e appiattendole per sempre.

Ci passa sopra con il consenso silente dei partiti, delle istituzioni preposte a salvaguardare i beni culturali, paesaggistici e ambientali.
Ci passa sopra con il colpevole silenzio degli organi d’informazione, che in tutti questi anni, avrebbero potuto prestare più attenzione alle nostre richieste di salvaguardare quel viale.
Quel silenzio omaggiato allo sviluppo di , una mobilità, frutto e al servizio d’interessi economici, che non dovrebbero e non potrebbero mai passare sopra la nostra storia e le nostre emozioni,
Uno sviluppo, che quella storia, quel paesaggio e quelle emozioni, sarebbe dovuto essere obbligato a trovare le soluzioni per salvaguardarle.

Procopio Gregorio Andrea



















































1 commento:

  1. Se io taglio un albero nel mio giardino mi fanno la multa. Se viene distrutto un "topos", un luogo del cuore, un lembo di territorio che è di per se' paesaggio, luogo emozionale, vissuto collettivo e individuale, patrimonio dell'umanità nel senso più autentico del termine, questo non deve essere considerato un reato? Come è stato possibile tutto ciò?

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