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domenica 6 ottobre 2013

lunedì 3 giugno 2013

ALFANO PROTEGGE ESERCITO DI BERLUSCONI,SEL PRESENTA UN INTERROGAZIONE!!

Esercito di Silvio, Sel presenta un'interrogazione ad Angelino Alfano: "Che dici come segretario del Pdl?"

Perché non si può essere al tempo stesso ministro dell’Interno che è – e non è un dettaglio – il responsabile della sicurezza nazionale e (almeno sulla carta) simbolo della legalità, e al tempo stesso leader di un partito che arruola un “esercito”, cosiddetto della libertà, le cui prime iniziative sono semplicemente inquietanti.

O, quantomeno, Alfano dovrebbe dare una spiegazione, nelle vesti di ministro. Per non aggiungere al suo operato un’altra macchia, dopo la partecipazione alla manifestazione contro i giudici a Brescia. Quella di “coprire” politicamente, dal Viminale, le scorribande dell’Esercito delle libertà, la struttura nata per sostenere la crociata anti-giudici di Berlusconi. E che oggi, nel silenzio complice del Pdl, ha chiesto che venga revocata la scorta a Saviano.

Ecco l’origine della richiesta di un chiarimento. Formale. In Parlamento. Per la prima volta il malumore verso Alfano, vicepremier, ministro dell’Interno e segretario del Pdl trova sbocco in un atto formale, come un’interrogazione parlamentare. La presenta Sel, ma dicono i ben informati, mezza sinistra la condivide, a disagio nel tollerare questo “stile di Angelino”. Ecco il testo di cui è entrato in possesso l’HuffPost, presentato dai parlamentari Sergio Boccadutri e Arturo Scotto, in cui si chiede al governo “quali iniziative intenda assumere”. Perché l’Esercito di Silvio si è proposto con finalità opache.

Si legge nell’interrogazione:

“L’Esercito della libertà ha iniziato, sul predetto sito internet, “l’arruolamento” dei soldati, che possono iscriversi sottoscrivendo un modulo in cui è scritto: "dichiaro di volermi arruolare nell'Esercito di Silvio per difendere il presidente Berlusconi e combattere al suo fianco la Guerra dei Vent'anni. Di volermi battere per la libertà, per una Italia libera e democratica. Di essere pronto a partecipare ad eventi o manifestazioni in supporto del Presidente Berlusconi. Dobbiamo difendere colui che rappresenta un patrimonio per i moderati italiani, batterci affinché la persecuzione che lo sta colpendo non possa ripetersi nei confronti di nessuno. Occorre gridare al mondo intero che milioni di Italiani come me credono e si riconoscono in lui”.

Una retorica belligerante. Finalità poco chiare. Attenzione, non è semplice propaganda. Le parole sono pesanti. E gli atti pure. Tal Alessandro Bertoldi, un generale di questo esercito in quanto commissario del Pdl altoatesino, oggi ha chiarito il vero volto dell’Esercito: “Saviano è un ingrato. I suoi sermoni sono patetici. Lo Stato dovrebbe togliergli la scorta”. E nella fattispecie lo Stato ha i poteri di Alfano. Già, che dice il ministro dell’Interno Alfano, ossia colui che assicura protezione attraverso le scorte, dell’iniziativa dei soldati anti-toghe azzurri, di cui Alfano è riferimento in quanto leader del Pdl?

È anche su questo che Alfano dovrebbe parlare. Scotto e Boccadutri, nel loro testo, ravvisano più di una cosa che non torna sull’Esercito di Berlusconi. E che rende l’iniziativa ai limiti della legalità. Si legge: “L'articolo 1 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n.43, stabilisce: 1. Chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici, è punito con la reclusione da uno a dieci anni. 2. Chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a diciotto mesi. La pena è da uno a cinque anni se è trovato in possesso di armi. 3. Ai fini del presente decreto, si considerano associazioni di carattere militare quelle costituite mediante l'inquadramento degli associati in corpi, reparti o nuclei, con disciplina ed ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari”. Dopo Brescia, Alfano tacque. Su Saviano ha taciuto. Ora si tratta di capire se risponderà in Parlamento, o se, da ministro dell’Interno, preferirà coprire – con complicità politica –l’Esercito di Silvio.

lunedì 27 maggio 2013

LE DIMISSIONI MASCHERATE DELL'ASSESSORE ZANOLI




COME GIA' ANNUNCIATO DA NOI,ECCO LE SUE DICHIARAZIONI,DOPO LE DIMISSIONI.APPUNTO LUI
MANOVRERA' E DECIDERA' SU SEGRATE E LA SUA POLITICA,COME  DI CONSUETO.


SEGRATE Amministrava Territorio ed edilizia
L’assessore Zanoli lascia
“Nessun dissenso in giunta”
Segrate – Dimissioni “con effetto immediato” per l’assessore Angelo Zanoli, braccio destro di Alessandrini e artefice del tanto contestato Pgt. Zanoli ha riconsegnato nelle mani del sindaco le deleghe al Territorio e all’edilizia privata. Non è un’uscita dalla scena politica., Zanoli continuerà a fare parte del gruppo degli Indipendenti, la squadra degli esuli del Pdl che vede tra gli attivisti anche il primo cittadino. “Ho fatto un passo indietro perché, in nome del cambiamento e della spending review, avevamo deciso di ridurre il numero degli assessori – spiega Angelo Zanoli -. In questo momento sono sopraggiunti dei nuovi impegni di lavoro. La maggioranza ha cercato di farmi desistere, ma ormai la decisione era presa". Zanoli, 58 anni, è un imprenditore noto sul territorio che ha alle spalle un’esperienza ai vertici di società sportive quali il Triestina Calcio e lo Spezia. Presidente dello Sporting Marconi, Zanoli è entrato per la prima volta in consiglio nel 2000 con la lista Energie Nuove, poi passato in Forza Italia e Pdl.
“Continuerò a sostenere la maggioranza, mi dedicherò all’associazione “PartecipAzione”, fondata con gli Indipendenti: In questi anni ho cercato di pormi al servizio della città, mettendo a disposizione la mia esperienza da imprenditore privato, cercando di districarmi tra le mille problematiche della burocrazia, usando sempre il comune buon senso. Nella speranza che questo mio gesto non resti unico e isolato, dalla mia posizione di spettatore auguro a tutti buon lavoro”. Zanoli assicura: “Nessun dissenso con la maggioranza”. E aggiunge: “Mi preme ringraziare il sindaco per avermi concesso questa opportunità”.
Pat. Tos.
Il Giorno – Grande Milano - del 25 maggio 2013 pag. XXV